ANAGOOR

ORESTEA

AGAMENNONE / SCHIAVI / CONVERSIO

 
 

I Greci hanno inventato l’idea che l’essere finisca nel niente, sprofondando per sempre l’Occidente nel dolore. La filosofia nasce per portare rimedio a questo dolore che sta alla base dell’Occidente: per noi ogni cosa che muta transita per una fine assoluta, un annientamento totale che ci toglie il fiato e ci rende folli. La conseguenza tremenda di questa follia è che ogni esistenza percepisce la minaccia dell’annientamento ed è pronta a osare tutto. Eschilo, con il suo teatro che inizialmente è pratica filosofica, è il primo nella storia a dire no per mezzo del pensiero, un no assoluto a questo dolore.

Oggi a noi mancano categorie in grado di farci percepire la scossa del sacro con cui il cittadino ateniese assisteva alle rappresentazioni tragiche. Anagoor affronta l’Orestea di Eschilo a partire da questa distanza incommensurabile.

 

I Greci hanno inventato l’idea che l’essere finisca nel niente, sprofondando per sempre l’Occidente nel dolore. La filosofia nasce per portare rimedio a questo dolore che sta alla base dell’Occidente: per noi ogni cosa che muta transita per una fine assoluta, un annientamento totale che ci toglie il fiato e ci rende folli. La conseguenza tremenda di questa follia è che ogni esistenza percepisce la minaccia dell’annientamento ed è pronta a osare tutto. Eschilo, con il suo teatro che inizialmente è pratica filosofica, è il primo nella storia a dire no per mezzo del pensiero, un no assoluto a questo dolore.

Oggi a noi mancano categorie in grado di farci percepire la scossa del sacro con cui il cittadino ateniese assisteva alle rappresentazioni tragiche. Anagoor affronta l’Orestea di Eschilo a partire da questa distanza incommensurabile.

 
 
 

 

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Il re di Argo torna dalla guerra vittorioso e carico di ricchezze. L’Orestea si apre con un capitolo tremendo, l’Agamennone, che non nasconde le colpe di un potere che per conseguire i propri obiettivi non evita di sacrificare i beni più preziosi, la felicità, gli affetti più cari. Il trono di Argo si erge su un cumulo di cadaveri di figli: il cumulo delle ricchezze ricavate dalla conquista è prezzo pagato con il sangue. Su questo coacervo di violenza pregressa e continua, che vede nello scambio di valori (ori/esistenze) il suo primo motore, l’errore primigenio, si innesta una catena di episodi cruenti dettati della cultura della vendetta e che, esplodendo furiosamente in seno alla famiglia, formano la trama dolorosa dell’Orestea: un padre uccide la figlia, una sposa uccide lo sposo, un figlio uccide la madre.

 

Il re di Argo torna dalla guerra vittorioso e carico di ricchezze. L’Orestea si apre con un capitolo tremendo, l’Agamennone, che non nasconde le colpe di un potere che per conseguire i propri obiettivi non evita di sacrificare i beni più preziosi, la felicità, gli affetti più cari. Il trono di Argo si erge su un cumulo di cadaveri di figli: il cumulo delle ricchezze ricavate dalla conquista è prezzo pagato con il sangue. Su questo coacervo di violenza pregressa e continua, che vede nello scambio di valori (ori/esistenze) il suo primo motore, l’errore primigenio, si innesta una catena di episodi cruenti dettati della cultura della vendetta e che, esplodendo furiosamente in seno alla famiglia, formano la trama dolorosa dell’Orestea: un padre uccide la figlia, una sposa uccide lo sposo, un figlio uccide la madre.

 
 
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Il teatro di Eschilo è un teatro del pensiero, anello di congiunzione tra mito, festa ed esercizio della filosofia. Teatro del pensiero come filosofia pratica e collettiva, capace come un giano bifronte di guardare dalla sua posizione aurorale tanto alla notte che precede il sorgere della città, quanto alle contraddizioni sottese alla nascita della politica. Un guardare insieme a occhi aperti l’orrore, l’errore dello scambio dei valori, l’inconciliabilità delle scelte, il sacro che svela le strettoie.

Il teatro di Eschilo è un teatro del pensiero, anello di congiunzione tra mito, festa ed esercizio della filosofia. Teatro del pensiero come filosofia pratica e collettiva, capace come un giano bifronte di guardare dalla sua posizione aurorale tanto alla notte che precede il sorgere della città, quanto alle contraddizioni sottese alla nascita della politica. Un guardare insieme a occhi aperti l’orrore, l’errore dello scambio dei valori, l’inconciliabilità delle scelte, il sacro che svela le strettoie.

 
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Commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et. Donec id elit non mi porta gravida at eget metus.
— Claire C.
 

 

 

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Eschilo rappresenta nella storia della compagnia un punto di partenza, il porto da cui si è salpati, più che l’approdo al termine della navigazione. L’origine del nostro viaggio alla ricerca di un vocabolario teatrale per descrivere le macerie dell’Occidente scaturisce da un’immersione bruciante nella poesia e nel sistema filosofico di Eschilo di cui l’Orestea rappresenta la summa incendiaria, un laboratorio fondativo durato dal 2004 al 2008. Eschilo è insieme il porto di partenza e il vascello da cui continuiamo a osservare le coste devastate del mondo.

 

Eschilo rappresenta nella storia della compagnia un punto di partenza, il porto da cui si è salpati, più che l’approdo al termine della navigazione. L’origine del nostro viaggio alla ricerca di un vocabolario teatrale per descrivere le macerie dell’Occidente scaturisce da un’immersione bruciante nella poesia e nel sistema filosofico di Eschilo di cui l’Orestea rappresenta la summa incendiaria, un laboratorio fondativo durato dal 2004 al 2008. Eschilo è insieme il porto di partenza e il vascello da cui continuiamo a osservare le coste devastate del mondo.

 
 
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Percepire la scossa del sacro che l’evento teatrale era in grado di risuscitare nell’ateniese del V secolo, lasciandolo sgomento, oggi non è possibile. Nondimeno, pur misurando tutta la distanza che ci separa dall’incredibile fatto artistico, religioso, filosofico che la tragedia attica rappresentò in quel breve lasso di tempo in cui si manifestò, e, accogliendo la possibilità di convertire la consuetudine del pensiero, forse possiamo ancora afferrare la necessità che lega la ricerca della Giustizia alla visione metafisica del mondo. Solo riconsegnando a questa tragedia la sua vertiginosa natura metafisica possiamo cogliere in modo non banale le questioni della fondazione politica sottese. Questo nostro lavoro è un’opera sull’Orestea di Eschilo, prima che una riduzione o un trattamento della stessa.

 

Percepire la scossa del sacro che l’evento teatrale era in grado di risuscitare nell’ateniese del V secolo, lasciandolo sgomento, oggi non è possibile. Nondimeno, pur misurando tutta la distanza che ci separa dall’incredibile fatto artistico, religioso, filosofico che la tragedia attica rappresentò in quel breve lasso di tempo in cui si manifestò, e, accogliendo la possibilità di convertire la consuetudine del pensiero, forse possiamo ancora afferrare la necessità che lega la ricerca della Giustizia alla visione metafisica del mondo. Solo riconsegnando a questa tragedia la sua vertiginosa natura metafisica possiamo cogliere in modo non banale le questioni della fondazione politica sottese. Questo nostro lavoro è un’opera sull’Orestea di Eschilo, prima che una riduzione o un trattamento della stessa.

 
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ANAGOOR
SOCRATE IL SOPRAVVISSUTO / come le foglie

from the novel Il Sopravvissuto by Antonio Scurati
with graftings inspired by Plato and Cees Nooteboom

with Marco Menegoni, Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Piero Ramella, Francesca Scapinello, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi, Margherita Sartor

masks Silvia Bragagnolo e Simone Derai

costumes Serena Bussolaro e Simone Derai

music and sound design Mauro Martinuz

video
with Domenico Santonicola (Socrate), Piero Ramella (Alcibiade), Francesco Berton, Marco Ciccullo, Saikou Fofana, Giovanni Genovese, Elvis Ljede, Jacopo Molinari, Piermaria Muraro, Massimo Simonetto
drone sequences Tommy Ilai e Camilla Marcon
concept and editing Simone Derai e Giulio Favotto
cinematography and post production Giulio Favotto / Otium
direction Simone Derai

drammaturgy Simone Derai e Patrizia Vercesi

direction Simone Derai

production Anagoor 2016

co-production Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies