EMPORIUM
Una copia del doppio vinile da collezione "MMXX" (download versione digitale inclusa + 5 bonus track + booklet versione digitale) .
MMXX è il titolo di un album, un doppio vinile da collezione. Prodotto da Anagoor, contiene nel primo disco, LIBER I, vent'anni di musica e sound design composti da Mauro Martinuz per le più celebri creazioni teatrali del collettivo (Magnificat, Lingua Imperii, Socrate il Sopravvissuto, Orestea...), e nel secondo disco, LIBER II, la registrazione della performance del Secondo Libro dell'Eneide di Virgilio eseguita da Marco Menegoni al Piccolo Teatro di Milano nel 2016. Il doppio album si presenta come un archivio che raccoglie memoria del teatro, trovando per la performance dal vivo una nuova forma, il vinile, e per le composizioni musicali di Martinuz, che tanta parte hanno nelle creazioni di Anagoor, l'attenzione che meritano. La registrazione dal vivo della performance del Secondo Libro dell'Eneide tratta dallo spettacolo Virgilio Brucia ferma su disco un evento teatrale memorabile con Menegoni che recita, in uno dei teatri più importanti d’Italia, i più emozionanti versi virgiliani a perdifiato, in latino e in metrica, sull'incessante beat elettronico di Martinuz: in una lingua morta che non è mai stata così viva permane la memoria dell'incendio di Troia, dello sterminio di un popolo, della fuga per mare. Il doppio vinile conterrà un booklet con l'intero testo poetico e un codice per il download della versione digitale dei contenuti audio dei due dischi. Scaricando la versione digitale del doppio album non solo si avrà modo di ascoltare ovunque e sul device preferito le musiche di Martinuz, ma si avranno in omaggio anche cinque bonus track speciali non incluse nel vinile. Il download contiene in più una versione del booklet con la traduzione degli esametri di Virgilio in italiano, inglese e in francese.
Tracklist:
LIBER I
MUSIC AND SOUNDSCAPES COMPOSED BY MAURO MARTINUZ FOR ANAGOOR’S CREATIONS
LATO A 22:51
I. GOLGOTA 02:37
II. ANAX 05:50
III. BOSCO NERO 05:26
IV. MAGNIFICAT 05:17
V. UNA PORTA DALLA QUALE USCIVANO I MORTI 03:39
LATO B 23:13
VI. BALLO COMMATICO 05:03
VII. HOMO POETICUS 03:19
VIII. I AM BECOME DEATH THE DESTROYER OF WORLDS 05:24
IX. JUNI 1999 / WIE DIE BLÄTTER 04:08 Additional drums, percussions and programming Alberto Paolini
X. SEBALD 05:17
LIBER II
VERGILII AENEIDOS LIBER SECUNDUS
PERFORMED BY MARCO MENEGONI, MUSIC BY MAURO MARTINUZ
FROM “VIRGILIO BRUCIA”, ANAGOOR 2014
RECORDED LIVE IN PICCOLO TEATRO STUDIO MELATO, MILAN, 31 JANUARY 2016
LATO A 23:41
I. DE LIGNEO EQUO INTRA MOENIA 6:19
II. DE TROIA INCENSA 2:41
III. DE IMPETU IN ANDROGEUM GRAECUM 3:31
IV. DE CASSANDRA CAPTA 3:51
V. DE GRAECORUM IMPETU IN PRIAMI REGIAM 7:18
LATO B 24:32
VI. DE PRIAMI INTERITU 7:08
VII. AD ANCHISAE DOMUM 3:50
VIII. DE MIRABILI MONSTRO 4:11
IX. DE CREUSA AMISSA 3:46
X. DE UMBRA CREUSAE 5:35
Sei in possesso del doppio vinile e del codice? Scarica l’album digitale qui
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Una copia del libro “Una festa tra noi e i morti / sull’Orestea di Eschilo” di Simone Derai, Edizioni Cronopio 2020. Contiene un saggio di Susanna Pietrosanti sulla traduzione dal greco di Patrizia Vercesi e Simone Derai.
Con questa pubblicazione si intende rendere conto del lavoro drammaturgico e di traduzione compiuto sulla trilogia di Eschilo messa in scena da Anagoor nel 2018. Orestea / Agamennone, Schiavi, Conversio, che ha inaugurato il 46° Festival internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, è un lavoro teatrale che si dichiara fin dal titolo sull’Orestea di Eschilo. Non una riduzione del testo originale, né un trattamento della vicenda, ma un confronto con l’opera che estende il dominio del teatro ai campi anti-teatrali della performance e della critica. Una presa di posizione programmatica che spalanca e non nasconde i problemi di traduzione, non solo linguistica, e di rappresentazione della tragedia oggi. Cosa significa recarsi a cospetto del corpus eschileo, della sua materia drammatica e, in primo luogo, verbale, come affrontare la scalata a quell’impalcatura bifida che sorregge i due discorsi, paralleli ed intrecciati come i serpenti del caduceo, sulla giustizia e sull’essere? Con queste premesse l’Orestea di Anagoor non è la tragedia che conduce alla celebrazione fondativa della politica come desidera una lettura tradizionale forse troppo elementare, o quantomeno lo è solo successivamente. Essendo la politica subordinata alla concezione che ci facciamo del mondo, ed essendo il giudizio degli uomini fallibile, la sua costruzione è soggetta a vizi ed errori di sguardo. Eschilo indica all’alba della filosofia la necessità di riparare ad un errore iniziale. “In questo veder male sta la nostra cultura” recita Sergio Quinzio, primo di tanti pensatori illustri che in questa Orestea abitano la bocca del Corifeo / Didaskalos (interpretato Marco Menegoni), parlando per mezzo di lui. Il tragico di Eschilo appare come un segnale di pericolo che suona fin dall’origine della storia del pensiero dell’Occidente: “L’allarme! L’allarme! La città è stata presa!” avverte la sentinella da sopra il tetto della casa. Attraverso la lettura ontologica dell’Orestea, debitrice della lezione imprescindibile di Emanuele Severino, si delinea anche un’idea del tragico imprevista: anziché stabilire una volta per tutte l’ineluttabilità e l’insolubilità dei conflitti, Eschilo pare invocare un superamento della contesa per mezzo di una sospensione dell’agire. Il confronto con i coevi programmi scultorei dei frontoni del tempio di Zeus realizzati dal maestro di Olimpia sembrano confermare la manifestazione del divino nell’arrestarsi della volontà prevaricatrice. L’Orestea di Anagoor rincorre Eschilo ma anche Socrate, Broch, Severino, Givone, l’amato Sebald, la Harendt, Mazzoni, una muta di Virgili apripista per scendere a ritroso nel tempo, fin dentro la sera, fin dentro la notte, lungo la schiena dell’Occidente, e risalire poi il sentiero che dal bacino del Mediterraneo attraversa le foreste europee, all’inseguimento delle tracce che portano ai rituali funebri, all’origine del teatro, alle ossessioni e ai deliri del continente, alle fosse comuni. La pubblicazione del testo completo dell’Agamennone di Anagoor offre l’occasione per narrare questo viaggio nel sottosuolo che si dipana in due altri capitoli scenici sorti dal confronto con l’opera di Eschilo: Schiavi, che ancora conserva lacerti di Coefore, e Conversio che pur abbandonando la parola di Eschilo, riafferma per la parola, proprio in virtù di questo abbandono, una disperata potenza di salvezza.
Una copia del libro “DECAPITARE LA GORGONE ostensione dell'immagine e della parola nel teatro di Anagoor” di Silvia De Min, Edizioni Titivillus 2016
con un dialogo tra Paolo Puppa e la compagnia
Anagoor nasce in Veneto nel 2000 come progetto teatrale che porta in scena interrogativi profondi sull’etica corrente. Lo fa immettendo forme memoriali nel flusso del pensiero contemporaneo; lo fa interrogando maschere, icone, opere. Questo libro non ripercorre la storia di Anagoor, ma insegue il filo di un pensiero teatrale che è poetico e politico: le riflessioni, entrando nei lavori della compagnia, tessono una tela di respiri intrecciati. Questo, infatti, è anche uno studio sull’“Eneide”: il grande poema di Virgilio – protagonista di uno dei lavori di Anagoor – suggerisce le questioni che fondano le teorie accolte in questo libro.
La scena contemporanea guarda al classico per interrogare maschere di potere – esibito o subito – che occultano e che, allo stesso tempo, rivelano. Questo libro è infine una possibilità di riflessione sul compito accolto dal teatro di Anagoor: mostrare la fragilità degli idoli a cui ogni uomo aderisce, la fragilità di certezze ritenute inscalfibili. La tradizione e le sue immagini non sono mai qualcosa di definito o definitivo, imposto o imponibile. Scrutare il divenire del mondo, anche nelle icone che provengono da un passato lontano, significa sfuggire allo sguardo pietrificante della Gorgone, decapitandola.
Il saggio è preceduto dall’“Intervista sulla Bellezza e sul Male” condotta alla compagnia da Paolo Puppa, odinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università di Venezia. Sono pagine in cui non soltanto la compagnia si racconta, ma trova l’occasione per un intenso scambio, con uno dei più importanti studiosi italiani, sul senso profondo del fare teatro.
Silvia De Min, studiosa di origine bellunese, ha una formazione letteraria e storico artistica. Ha conseguito un Dottorato di Ricerca presso l’Università Ca’ Foscari (Venezia) e presso l’Università Sorbonne (Parigi). Si è occupata a lungo del teatro di Dino Buzzati ed è autrice di un volume dedicato allo studio delle didascalie teatrali («Leggere le didascalie. Narrazione, commento, immaginazione nella drammaturgia moderna”). Negli ultimi anni, tra i campi di interesse privilegiati c’è il rapporto tra teatro e arti visive. Numerosi articoli sono apparsi in riviste scientifiche e raccolte saggistiche.