MAGNIFICAT
Gazzetta di Parma – 19.09.2012

di Valeria Ottolenghi

«Magnificat»: i versi di Alda Merini con echi profondi dalle molte gradazioni. Con due presenze di straordinaria intensità, capaci di produrre, con forza e delicatezza insieme, un vero incanto all’ascolto: due voci emminili - di canto e di recitazione - che hanno saputo creare una magica atmosfera d’attenzione e coinvolgimento nel Santuario della Natività della Vergine di Caruberto (Cremona), uno spazio raccolto, folto di pubblico, da poco restaurato, molti gli affreschi intorno con l’immagine di Maria. Emanuela Guizzon ha ammaliato gli spettatori con la sua limpida voce, riempiendo dolcemente l’aria di un emozionante canto gregoriano, Paola Dallan ha interpretato magnificamente i versi di Alda Merini dedicati proprio a Maria, alla sua maternità. Si erano già visti alcuni spettacoli di Anagoor, visionari, magnetici, colti, ogni volta diversi uno dall’altro, una poetica legata al bisogno di ricercare, di immaginare soluzioni adeguate alle più varie, complesse intuizioni creative. Sempre una sorpresa - e di grande fascino. Tra le fonti ’ispirazione anche Giorgione, ripensato teatralmente in forme enigmatiche («Tempesta»), così come storico- ironico-narrative («Rivelazione »): ora questa compagnia di Catselfranco Veneto ha debuttato, nell’ambito di Opera Galleggiante Festival, con questo prezioso «Magnificat». Pochi i gesti di Paola Dallan che ha modulato in infinite sfumature, alorizzandoli, rendendoli ancora più densi e palpitanti, i versi della Merini, una recitazione accompagnata a tratti dalla musica, un limpido scorrere con memoria fluente, mentre le luci e i microfoni andavano variando, per voci e ombre, tonalità, venature, stati d’animo. Pagine come ali, l’adolescenza e quell’i d’acqua, l’incontro che resta sospeso, «uno che dice un mistero/ e lo divulga a tutti». Maria: eternamente giovane, eternamente madre. A tratti la recitazione pare farsi più racconto, ritornando quindi evocativa, immagini ed emozioni intrecciate. L’io della Merini e Maria figura esterna paiono quasi rispecchiarsi, lei anche incerta, tremante, con il timore di perdere Giuseppe, la sua vicinanza. Maria, «la sola radice del mondo» e strazio assoluto per quel suo figlio che vogliono portarle via: «egli non ama le lacrime,/ e pur conoscendo il dolore/ non ne ha mai parlato . Qualche istante di silenzio, come una scia d’ascolto interiore: quindi il lungo applauso per Emanuela Guizzon e Paola Dallan.

 

Magnificat
scatolaemozionale.blogspot.com - 04.07.2011

di Cristina Zanotto

"Magnificat - Magnifico - Denso - Ipnotico - Commovente - Poetico.
Anche questa volta Anagoor ha colpito il profondo.
Un sottofondo acustico stropicciato accoglie lo spettatore nella cornice del Castello di Monselice, all'interno di OperaKantica 2011.
Una semplice quinta nera e 2 microfoni in scena e lei, Paola Dallan, cammina leggera sul palco, un vestito nero, lungo, i capelli raccolti...cammina insieme al brusio di sottofondo.
Avanza lentamente verso il microfono e inizia a parlare.
Ma la voce è diversa, arriva alle spalle dello spettatore, come se fosse una voce esterna, una riproduzione acustica del medium telefonico che tutta ad un tratto colma il vuoto scenico e ipnotizza la sala, abbracciando il pubblico.
Magnificat è un poemetto, uno dei più recenti componimenti di Alda Merini che testimoniano la sua fase mistica, in cui si descrive una Maria come mai avevamo visto, in tutta la sua complessità di adolescente, di donna, di madre e di sposa.
Una creatura in tutta la sua fragilità di carne e di spirito, spaventata e coraggiosa e...innamorata di Dio.
Infatti la prima lettura ricorda una conversazione telefonica tra amanti:
"Ho saputo tutto di te/come ogni donna terrena/sa tutto dell'uomo che ama".
"Nessuna carezza/è mai stata così silenziosa/e presente/ come la mano di Dio".
Anagoor che solitamente spinge su una ricerca iconografica e di immagini, questa volta ritorna alla voce, esclusivamente all'eleborazione musicale e vocale. Grazie alla sensibilità e all'interpretazione di Paola Dallan, ci viene regalato un puro momento di poesia che commuove e riempie lo spazio con la densità delle parole".

 

Magnificat
Il Giornale di Vicenza - 17.08.09

di Lorenzo Parolin

"Un Magnificat a tutto tondo, la sera di Ferragosto al Castello degli Ezzelini di Bassano, grazie alle liriche di Alda Merini e alla recitazione intensa di Paola Dallan della compagnia teatrale Anagoor. Ha scelto una strada coraggiosa, Operaestate Festival, (...). Sulla scena, i versi del Magnificat firmato Merini hanno evocato femminilità, e adolescenza, inquietudine e fiducia, vita e morte, sensualità e maternità, dando forma ad una Maria colta pienamente in tutti i suoi aspetti umani, di ragazza, giovane madre e donna adulta che piange la morte del figlio.
Entro un intreccio che, lungo un'ideale linea del tempo, ha saputo isolare i momenti cardine di una figura fondamentale della cristianità, è andata dunque a delinearsi un'immagine a tinte forti di una Vergine pienamente calata nel suo essere creatura di questo mondo. Molto lontano, il tutto, dalla Madonna di maniera, un po' oleografica, che appartiene all'immaginario collettivo; probabilmente molto vicino, consapevole o meno che ne sia stata Alda Merini, alla Myriam storica vissuta in Palestina oltre duemila anni fa.
E della Myriam-Maria originaria, due aspetti sono specificamente emersi sabato sera al Castello degli Ezzelini: in primo luogo la particolare concezione della verità, non come "adesione al vero" ma come rapporto di fede e fiducia e, successivamente, il rapporto con Dio che declinato sul lato amoroso, è capace di coinvolgere totalmente la sfera delle emozioni e dei sensi.
Una Maria perfettamente umana e un Dio capace di passioni umane prima ancora di incarnarsi, per cogliere proprio attraverso la corporeità e l'emotività gli aspetti più misteriosi e, in fondo, indicibili della storia del cristianesimo.
Già tutto ciò avrebbe giustificato l'applauso: in più l'allestimento proposto da Anagoor ha giocato con gli spazi, i riverberi e le eco del Castello, riconducendo l'opera di Alda Merini alle vicende, complesse, che ne hanno determinato la genesi. Costretta a lunghi periodi di isolamento a causa della malattia, la poetessa si trovava infatti spesso a dettare al telefono i propri versi all'amico Arnoldo Mondadori: la voce di Paola Dallan, nella serata bassanese, ha incontrato gli stessi effetti sonori della Merini in fase di ispirazione, fino al meritato applauso finale".