FORTUNY


concept Simone Derai, Moreno Callegari, Marco Menegoni
con Anna Bragagnolo, Pierantonio Bragagnolo, Moreno Callegari, Marco Menegoni
coreografia Anna Bragagnolo, Simone Derai, Moreno Callegari, Pierantonio Bragagnolo
ideazione scene e costumi Simone Derai, Moreno Callegari, Marco Menegoni
progettazione e realizzazione scene e costumi Simone Derai, Serena Bussolaro, Mauro Parolini, Silvia Bragagnolo, Sabrina Pozzobon
materiale fotografico archivio fotografico Fortuny, Gallerie dell’Accademia Venezia, Ernst Friedrich
video Simone Derai, Marco Menegoni
musiche Marco Menegoni, Paola Dallan
arrangiamento e canti Paola Dallan, Emanuela Guizzon
arrangiamento per organo Anna Furlan
regia Simone Derai
produzione Anagoor
coproduzione Città di Venezia / Teatro Fondamenta Nuove, Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto
in collaborazione con Museo Fortuny e Fondazione Musei Civici Veneziani, Contemporanea Festival/Teatro Metastasio Stabile della Toscana
con il Patrocinio di Regione del Veneto
si ringrazia Fortuny spa, Pallucco srl
con il supporto di Apap Network Cultur Program of European Union

FORTUNYnon è un progetto teatrale attorno alla figura di Mariano Fortuny, ma di lui assume lo sguardo complesso sulla preziosa delicatezza di Venezia con l’intento di catturare il cuore del suo fervente lavoro sulla catalogazione della memoria e sulla trasmissione delle forme e osservarlo come metafora di un intervento attivo in difesa di qualcosa di altrettanto prezioso che avvertiamo minacciato.

La scena del conflitto è il ventre di una nave, l’interno di un palazzo, un museo, un’arca.

L’adolescente che si scherma, come una crisalide, ma che, ribollente sotto il cappuccio, è pronto anche ad armarsi, è al centro di questa scena.

L’azione è un tentativo corsaro di trafugare un tesoro di simboli ed immagini, violarli, strappandoli all’uso strumentale e non critico che si fa della storia e della tradizione, confidando nel potere sovversivo di questo stesso patrimonio. Un patrimonio di forme luminose, oggi troppo spesso dimenticate, con radici che affondano nel sangue e nella disperazione di vite e destini passati. Ciò che si scatena è una contesa per le forme e il senso della memoria, per il riuso e la lettura del passato. Una contesa che – nella sua problematizzazione – eccede i confini della scena per mettere a nudo, più in generale, le dinamiche sottese e interessate della memoria culturale all’interno dell’agone politico per il potere: elaborazione faziosa e mai innocente, anche quando appare distrattamente ignorante, che opera per fondare nuove pretese di leggitimazione in quanto l’appropiazione degli spazi culturali e dell’immaginario è una mossa indispensabile per gestire l’orizzonte del consenso.

La drammaturgia per immagini sceglie la forma dell’enigma perché, per paradosso, il pensiero sia più chiaro a chi vorrà ascoltare e vedere. Questi giovani pirati entrano nel labirinto a passo di danza, con movenze che inseguono le trame sinuose del dedalo. Danza, labirinto, enigma, tessuto, destino, fortuna, dolore e memoria sono da sempre connessi in un unico indissolubile intreccio. Fusi ed indistinguibili come i colori dell’iride. Una performance rituale danzata del lutto come uno strumento di opposizione, unico mezzo per esercitare una rivendicazione. Gesti e movenze e canti antichi che appaiono come richiesta di giustizia, come ostacolo alla rimozione. La continua evocazione di un cadavere rimosso.

Anche oggi, in una realtà come quella italiana, la disaffezione ignorante e criminale – ma non disinteressata - per la memoria culturale e per la bellezza, lo strazio subìto dalla terra e dal paesaggio, e il disagio di chi vive una delicatissima età di formazione corrono velocissimi su binari paralleli e talvolta spaventosamente si intrecciano. Non potrebbe essere altrimenti per chi nella fase di metamorfosi percepisce la fragilità delle cose preziose e la noncuranza con cui le cose preziose sono sacrificate in nome del profitto infinito. Un sentire che subito si incarna, ferisce, rende il sé duro e fragile al tempo stesso. Sono tensioni che vibrano latenti e minacciano di esplodere. Quando a più livelli i padri sono assenti o si fanno osservare senza vergogna sconvolti dal furore luminoso del dominio e della fortuna allora si addensano nubi all’orizzonte che non promettono niente di buono. E a Venezia, in epoca rinascimentale il legame tra fortuna e tempesta era ben conosciuto.

 

Sappiamo “che l’illuminazione artificiale – i lampioni, i fari – sconvolge profondamente  la vita delle lucciole, così come di tutte
le altre specie notturne. Talvolta, in casi estremi, provoca comportamenti suicidari, ad esempio quando le larve salgono sui pali elettrici e si trasformano in pupe – dalla voce latina pupa, ‘bambola’, che indica lo stadio intermedio tra la larva e l’imago, detta anche ninfa -, esposte pericolosamente ai predatori diurni e al sole che dissecca fino alla morte. Ma dobbiamo sapere che, malgrado tutto, delle lucciole hanno costituito altrove le loro belle comunità luminose (…)”
e sono pronte a resistere.

Georges Didi-Huberman

 

Il progetto FORTUNY consta di una performance teatrale principale e di episodi site-specific concepiti per luoghi straordinari come spazi architettonici storici e museali.

FORTUNY
debutto 28, 29 luglio 2011
Caracatastrofe – Drodesera Festival, Dro, TN

BALLO VENEZIA insediamento performativo
debutto 18, 19, 20 febbraio 2011
file : under : theatre, Teatro Fondamenta Nuove, Venezia
L’ultimo dei quattro episodi site specific, nel cuore stesso del mondo di Mariano Fortuny, la sua casa labirinto, il grande e magico Palazzo Pesaro degli Orfei. L’insediamento a Palazzo da parte di Anagoor costituisce la prima straordinaria operazione teatrale interamente concepita per il Museo dal passaggio di Peter Greenaway (1993), e coniuga le forze della compagnia con uno degli spazi espostivi più suggestivi e all’avanguardia del polo museale veneziano.
L’allestimento prevedeva articolate, installazioni video, sonore e live performances. Con la compagnia un gruppo di trenta giovani performer, appositamente scelti, provenienti da tutta Italia.

CON LA VIRTÙ COME GUIDA E LA FORTUNA PER COMPAGNA performance
debutto 3, 4 settembre 2010
B.Motion – Operaestate Festival, Bassano del Grappa
Un coro di performer crea negli spazi dell’antica Chiesetta dell’Angelo il quadro di un tempo senza tempo, reminescenza di una Venezia antica. Il movimento è guidato dal canto, scandito da pulsazioni ritmiche, e sospeso in ambienti sonori amniotici e liquidi. L’edificio è così trasformato in una grande nave, un’arca capace di raccogliere la memoria e traghettarla grazie al potere profondo dell’immagine. L’essenza della performance non è il movimento in sé, infatti, ma il tempo carico insieme di ricordo e di energia dinamica.

WISH ME LUCK. video installazione. Creazione per l’omonima performance
debutto 23, 24, 25 luglio 2010
Avere trent’anni – Drodesera Festival, Dro, TN
Un’installazione per due schermi LCD, come un moderno dittico, mostra le immagini in movimento di un’inquietante Venezia di fronte alla quale sorge una gioventù che ribolle ad evocare l’atto blasfemo di distruzione delle gondole, e del loro portato simbolico, da parte delle compagnie di giovani nel 1507 come raccontato da A. Chastel (“tutte le gondole in Canal Grande furono fracassate. Il mattino seguente, Venezia risvegliandosi, ammutolì di fronte allo scempio, cattivo presagio”). L’azione che vide coinvolta, all’alba del declino della Serenissima, la meglio gioventù veneziana unisce in un cortocircuito immediato le Compagnie della Calza dipinte nei teleri di Vittore Carpaccio - prima fonte d’ispirazione anche per il poliedrico Mariano Fortuny – e l’adolescente in rivolta del contemporaneo.

WISH ME LUCK. performance
debutto 23,24, 25 luglio 2010
Avere trent’anni – Drodesera Festival, Dro, TNCreazione performativa site-specific per la forgia della Centrale Elettrica di Fies, Dro.
La forgia, le pareti completamente ricoperte di stoffe Fortuny, è trasformata nel salone nobile di Palazzo Pesaro degli Orfei, nell’atelier di Mariano Fortuny, in un laboratorio d’artista in cerca della forma e del nucleo, in un labirinto, in una barca, in un’arca o in una tomba. 

HOW MUCH FORTUNE CAN WE MAKE? performance
debutto 28, 29, 30 e 31 maggio 2010
Alveare – Contemporanea Festival, PratoQuesta breve performance intreccia una relazione tra un giovane e l’immagine della Venezia antica che appare ne Il miracolo della Reliquia della Croce o L’esorcismo dell’indemoniato (the Healing of the Madman) una tela di Vittore Carpaccio.Il riconoscimento della vibrazione dolorosa sotterranea, interna all’opera d’arte, innesca un processo di deflagrazione della rappresentazione solare di una società che desidera vedersi rappresentata all’acme del proprio successo economico, politico e culturale.